Se pensate che la Parigi del Favoloso Mondo di Amelie non esista, vi sbagliate di grosso. Nel Paese dei Maglioni infatti, ogni tanto accade qualcosa di magico.
All'angolo della strada sotto casa, un uomo e una donna, accompagnano la passeggiata quotidiana delle persone con le musiche di Yann Tiersen, che costituiscono la colonna sonora del film. Il bar dove di solito mi incontro con il valoroso uomo dopo il lavoro, ha una vetrata con scritto il menù, che ricorda quella del bar dove lavora Amelie.
Ma sopratutto, mi sono davvero convinta che ci sia qualcuno qui, che è davvero Amelie. Non per forza lo è fisicamente, ma nello spirito. Basta fare piccole cose, assolutamente ordinarie e anonime, che possono lasciare il sorriso sugli altri. Come frasi dolci, scritte sul marciapiede. O frecce colorate per strada che portano a luoghi poco visitati ma stupefacenti.
Ebbene cose così, nel Paese dei Maglioni, accadono. E ne ho avuto la prova entrando in libreria.
Al primo sguardo sembrava tutto normale. Ma poi, mi è caduto l'occhio sui libri esposti.
Alcuni avevano un post-it sopra.
"Da leggere, assolutamente!"
"Bellissimo libro, aprilo e scopri il lavoro."
"Colpo di Fulmine"
Non so se sia stato un colpo di genio pubblicitario, ma io non voglio crederci. Mi piace l'idea che ci sia una Amelie tra di noi, pronta a mostrarci il bello che abbiamo sotto il naso.
E siccome mi piacerebbe mandarle un messaggio, farle capire che apprezzo ciò che fa, porterò in giro la mia nuova clutch. Una borsa che sembra un libro.
Olympia Le-Tan, francese, le realizza a mano.
Squadrate e regolari, hanno copertine di libri vintage. Virginia Woolf, Emily Brontë, Franz Kafka ma anche Molière e Dostoevsky. Io prima di scegliere ho affrontato il dilemma: Austen o Sallinger?
E me la porto orgogliosamente in giro, non per vantarmi intellettualmente, ma solo sperando di trovare Amelie con il maglione.
www.olympialetan.com
lunedì 30 gennaio 2012
giovedì 26 gennaio 2012
Cucchiai-ology
Ricordate che circa un mese fa nella mia vita è accaduta una tragedia?
In realtà la Tragedia con la T maiuscola. Il medico infatti mi aveva vietato il cioccolato. E' stata dura: a Natale niente cioccolato. In montagna a sciare: niente cioccolato. Seduta sul divano davanti alla televisione: niente cioccolato. Ma non è servito a nulla, ovvero non era il cioccolato la causa del mio problema.
E allora che fare?
Semplice, ho dovuto recuperare il tempo perso. Sapete che qui, nel Paese dei Maglioni, la cioccolata è il cibo nazionale. Ma non mi sono fatta tentare. Finchè non è avvenuta la scoperta del secolo.
Ieri, stavamo facendo la spesa nel supermercato grande come un quartiere. Avevamo poco tempo, quindi era tutto un correre avanti e indietro.
"Prendo le spugne" e via, che corro verso la zona detersivi.
"Vado a prendere le verdure" e il valoroso uomo corre nell'altra direzione.
Il punto di incontro era stato fissato, ma manco a dirlo, non è stato rispettato (fa pure rima).
Ma ci siamo ritrovati davanti al banco dolci (fatalità).
Nonostante quello che vi dico, siamo bravi. Non li compriamo mai, in modo da non avere la tentazione a casa. Semplicemente quando abbiamo voglia, finiamo in qualche caffetteria. Cosa che avviene più o meno ogni giorno. Almeno io, il valoroso uomo non ama il dolci (doppia tragedia o fortuna per me che me li mangio tutti?).
Fatto sta che noto dei tortini famigliari.
Dovete sapere che io ho dei dolci preferiti. Due. Uno è lo strudel di Madre. L'altro, le torte cioccolatose, sempre di Madre (vi ho già raccontato quanto sia brava a fare dolci..). Tra le torte al cioccolato ho avuto il colpo di fulmine con tale tortino-soufflè.
Il colpo di fulmine è avvenuto in un ristorantino di Parigi, nella zona del Musée d'Orsay. E' giunto imprevisto, dopo una cena a base di aglio condito con pollo. Ma come si scioglieva in bocca, caldo e morbido. Manco a dirlo, l'ho cercato invano, senza ritrovarlo. Per compensare mi sono affezionata ad altra torte, come la cheesecake. Ma quel tortino..me lo sognavo. Poco tempo fa, in un ristorante in Italia, eravamo a cena con i genitori del valoroso uomo.
Dopo aver mangiato come un bue, serro lo stomaco a qualsiasi idea di dessert. Il cameriere arriva, sparecchia e elenca i dolci. "Abbiamo anche un tortino al cioccolato, servito caldo."
Le mie orecchie si drizzano come quelle di un coniglio. E indovinate un po'? Il mio stomaco si riapre.
Ecco qui la storia del tortino, che si racchiude tutta nello sguardo che ho dato ieri al banco dei dolci. Ne ordiniamo due. Tentiamo di capire se si possono scaldare nel forno, ma negli autoctoni del Paese dei Maglioni la simpatia non è caratteristica conosciuta. Li portiamo a casa, con mille borse, su per le scalette in legno strette strette, tenendoli nella mano per preservarli. E dopo cena, li scaldiamo in forno.
E ragazzi miei, questo è il primo vero affare per cui rendo grazie di vivere in questo paese ameno dalla simpatia. Un po' solidi all'esterno, il cuore tenero si scioglieva in bocca. Siamo stati male, ne abbiamo implorati altri che cadessero dal cielo. Per la prima volta ci siamo sentiti appagati dalla spesa: infatti non so se vi ho mai menzionato come qualsiasi cosa qui costi come oro. Ma i tortini, stranamente, costano meno di 1€.
Cosa abbastanza sconvolgente per noi, che non avevamo mai visto un cartellino del prezzo che andasse sotto a 1.50€. E credetemi non esagero. (Leggasi: qualcuno mi dice che la nostra nuova dieta sarà a base di tortini.)
Ma sto divagando. E come li abbiamo mangiati questi tortini?
Forchetta o cucchiaio? Serviti con girandole di cioccolato e zucchero a velo?
Li abbiamo mangiati nudi e crudi in un piatto bianco candito, per individuare qualsiasi briciola. E visto che c'è posata e posata per mangiare le prelibatezze, abbiamo usato il cucchiaio. Noi siamo del partito del cucchiaio sempre e comunque. A tal punto che per un periodo avevamo un cucchiaio di legno con cui fare merenda, non un cucchiaino, ma un mestolo di legno, quello delle nonne.
Noi seguiamo la religione del cucchiaio. E non chiedetemi perchè, perchè non lo so. C'è chi si mette scolapasta in testa affermando che è la sua religione, e chi adora i cucchiai.
Ma come il cucchiaio di Droog, anche io ho una collana con un cucchiaio appeso. Pronto per essere usato per ogni evenienza: dal mescolare il caffè, al mangiare il Tortino. Non sia mai che la prossima volta aspetteremo fino a casa. Anzi, penso proprio che ne prenderò uno da mangiare prima di fare la spesa, per farmi forza e affrontare il quartiere-supermercato, e poi uno per casa, da gustarmelo con calma. Perchè anche l'attesa nella scoperta di certe cose, ha la sua parte.
www.droog.com
In realtà la Tragedia con la T maiuscola. Il medico infatti mi aveva vietato il cioccolato. E' stata dura: a Natale niente cioccolato. In montagna a sciare: niente cioccolato. Seduta sul divano davanti alla televisione: niente cioccolato. Ma non è servito a nulla, ovvero non era il cioccolato la causa del mio problema.
E allora che fare?
Semplice, ho dovuto recuperare il tempo perso. Sapete che qui, nel Paese dei Maglioni, la cioccolata è il cibo nazionale. Ma non mi sono fatta tentare. Finchè non è avvenuta la scoperta del secolo.
Ieri, stavamo facendo la spesa nel supermercato grande come un quartiere. Avevamo poco tempo, quindi era tutto un correre avanti e indietro.
"Prendo le spugne" e via, che corro verso la zona detersivi.
"Vado a prendere le verdure" e il valoroso uomo corre nell'altra direzione.
Il punto di incontro era stato fissato, ma manco a dirlo, non è stato rispettato (fa pure rima).
Ma ci siamo ritrovati davanti al banco dolci (fatalità).
Nonostante quello che vi dico, siamo bravi. Non li compriamo mai, in modo da non avere la tentazione a casa. Semplicemente quando abbiamo voglia, finiamo in qualche caffetteria. Cosa che avviene più o meno ogni giorno. Almeno io, il valoroso uomo non ama il dolci (doppia tragedia o fortuna per me che me li mangio tutti?).
Fatto sta che noto dei tortini famigliari.
Dovete sapere che io ho dei dolci preferiti. Due. Uno è lo strudel di Madre. L'altro, le torte cioccolatose, sempre di Madre (vi ho già raccontato quanto sia brava a fare dolci..). Tra le torte al cioccolato ho avuto il colpo di fulmine con tale tortino-soufflè.
Il colpo di fulmine è avvenuto in un ristorantino di Parigi, nella zona del Musée d'Orsay. E' giunto imprevisto, dopo una cena a base di aglio condito con pollo. Ma come si scioglieva in bocca, caldo e morbido. Manco a dirlo, l'ho cercato invano, senza ritrovarlo. Per compensare mi sono affezionata ad altra torte, come la cheesecake. Ma quel tortino..me lo sognavo. Poco tempo fa, in un ristorante in Italia, eravamo a cena con i genitori del valoroso uomo.
Dopo aver mangiato come un bue, serro lo stomaco a qualsiasi idea di dessert. Il cameriere arriva, sparecchia e elenca i dolci. "Abbiamo anche un tortino al cioccolato, servito caldo."
Le mie orecchie si drizzano come quelle di un coniglio. E indovinate un po'? Il mio stomaco si riapre.
Ecco qui la storia del tortino, che si racchiude tutta nello sguardo che ho dato ieri al banco dei dolci. Ne ordiniamo due. Tentiamo di capire se si possono scaldare nel forno, ma negli autoctoni del Paese dei Maglioni la simpatia non è caratteristica conosciuta. Li portiamo a casa, con mille borse, su per le scalette in legno strette strette, tenendoli nella mano per preservarli. E dopo cena, li scaldiamo in forno.E ragazzi miei, questo è il primo vero affare per cui rendo grazie di vivere in questo paese ameno dalla simpatia. Un po' solidi all'esterno, il cuore tenero si scioglieva in bocca. Siamo stati male, ne abbiamo implorati altri che cadessero dal cielo. Per la prima volta ci siamo sentiti appagati dalla spesa: infatti non so se vi ho mai menzionato come qualsiasi cosa qui costi come oro. Ma i tortini, stranamente, costano meno di 1€.
Cosa abbastanza sconvolgente per noi, che non avevamo mai visto un cartellino del prezzo che andasse sotto a 1.50€. E credetemi non esagero. (Leggasi: qualcuno mi dice che la nostra nuova dieta sarà a base di tortini.)
Ma sto divagando. E come li abbiamo mangiati questi tortini?
Forchetta o cucchiaio? Serviti con girandole di cioccolato e zucchero a velo?
Li abbiamo mangiati nudi e crudi in un piatto bianco candito, per individuare qualsiasi briciola. E visto che c'è posata e posata per mangiare le prelibatezze, abbiamo usato il cucchiaio. Noi siamo del partito del cucchiaio sempre e comunque. A tal punto che per un periodo avevamo un cucchiaio di legno con cui fare merenda, non un cucchiaino, ma un mestolo di legno, quello delle nonne.
Noi seguiamo la religione del cucchiaio. E non chiedetemi perchè, perchè non lo so. C'è chi si mette scolapasta in testa affermando che è la sua religione, e chi adora i cucchiai.
Ma come il cucchiaio di Droog, anche io ho una collana con un cucchiaio appeso. Pronto per essere usato per ogni evenienza: dal mescolare il caffè, al mangiare il Tortino. Non sia mai che la prossima volta aspetteremo fino a casa. Anzi, penso proprio che ne prenderò uno da mangiare prima di fare la spesa, per farmi forza e affrontare il quartiere-supermercato, e poi uno per casa, da gustarmelo con calma. Perchè anche l'attesa nella scoperta di certe cose, ha la sua parte.
www.droog.com
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lunedì 23 gennaio 2012
Soluzione very low-cost
Il Paese dei Maglioni ama tendermi trappole. Arrivo alla fermata in orario per prendere il bus, e questo è già passato. Vado a fare la spesa in velocità e mi perdo nel supermercato.
Ma la cosa peggiore sono le vie con i negozi di vestiti. Tu li vedi da fuori, così anonimi e inutili, che pensi: "Che sarà mai?Facciamo un salto, magari ha qualcosa che mi interessa. Di sicuro non è un negozio chic."
Ovviamente fu così che l'ultima volta, mi ritrovai circondata da borse Celine (chiaramente, le mie preferite) e vestiti di Valentino.
Il tutto però, era in saldo.
Quanto in saldo?Il saldo che per noi mortali è da considerarsi il triplo del prezzo pieno.
Che fare in questi casi?
Svignarsela? Assolutamente no!
E fu così che mi ritrovai a provare vestiti che mai nella mia vita mi potrò permettere. Manco in saldo. Ma mi stavano così bene...
E in questo caso che fare? Una soluzione per questo l'ho trovata in un paio di siti. Queste menti geniali che ci stanno dietro sono donne, proprio come noi. E come noi, vorrebbero certi bei vestiti. E come noi non se li possono permettere. E che fanno? Semplice, se li confezionano. E ti spiegano pure come.
Io, lo sapete già, non ho manualità. Ma la mia cara nonna, ce l'ha eccome.
Portata la stoffa e la foto in questione, dopo un paio di ragionamenti controversi, ho iniziato ad essere l'apprendista sarta di nonnà.
E il risultato non è proprio malaccio.
Ovviamente, senza la nonna, aspetterei di vincere alla lotteria e andrei a comprare il vestito. Sempre che a quel punto, sia ancora di moda.
apair-andaspare.blogspot.com
psimadethis.com
Ma la cosa peggiore sono le vie con i negozi di vestiti. Tu li vedi da fuori, così anonimi e inutili, che pensi: "Che sarà mai?Facciamo un salto, magari ha qualcosa che mi interessa. Di sicuro non è un negozio chic."
Ovviamente fu così che l'ultima volta, mi ritrovai circondata da borse Celine (chiaramente, le mie preferite) e vestiti di Valentino.
Il tutto però, era in saldo.
Quanto in saldo?Il saldo che per noi mortali è da considerarsi il triplo del prezzo pieno.
Che fare in questi casi?
Svignarsela? Assolutamente no!
E fu così che mi ritrovai a provare vestiti che mai nella mia vita mi potrò permettere. Manco in saldo. Ma mi stavano così bene...
E in questo caso che fare? Una soluzione per questo l'ho trovata in un paio di siti. Queste menti geniali che ci stanno dietro sono donne, proprio come noi. E come noi, vorrebbero certi bei vestiti. E come noi non se li possono permettere. E che fanno? Semplice, se li confezionano. E ti spiegano pure come.
Io, lo sapete già, non ho manualità. Ma la mia cara nonna, ce l'ha eccome.
Portata la stoffa e la foto in questione, dopo un paio di ragionamenti controversi, ho iniziato ad essere l'apprendista sarta di nonnà.
E il risultato non è proprio malaccio.
Ovviamente, senza la nonna, aspetterei di vincere alla lotteria e andrei a comprare il vestito. Sempre che a quel punto, sia ancora di moda.
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venerdì 20 gennaio 2012
L'appuntamento delle 17.00
Certe volte, odio il Paese dei Maglioni. Più che la neve, più che il freddo e il fatto che il sole tramonta presto, lo odio perchè non posso assaporare alcune cose normali, come stare con le amiche a bersi qualcosa. Soprattutto ora, che fa freddo e viene buio presto, mi tornano in mente i pomeriggi con le amiche a spettegolare, di fronte a un tè fumante.
Finite le lezioni, finita la noia mortale, affrontavamo la folla a gomitate e conquistavamo le macchinette. Una prendeva le ordinazioni e l'altra segnava, la terza difendeva la posizione acquisita.
Con altre amiche si passava il pomeriggio davanti a un tè, ridendo e scherzando, mangiando dolci su dolci e spettegolando alla grande.
Nessuno quando siamo in fase gossip, ci può distrarre, nè un bel ragazzo, nè una bella borsa o un paio di scarpe. Invece qui, torno a casa e senza il valoroso uomo mi ritrovo a spettegolare con Churchill, il quale ve lo dico, non sa mantenere nemmeno un segreto.
Ma che ci posso fare?
Almeno ho trovato queste belle confezioni di thè, le quali hanno anche una cartolina per spedirle. In questo modo le posso inviare a tutte le mie amiche, fissando un bell'appuntamento con il thè fumante davanti a skype.
www.postcardteas.com
Finite le lezioni, finita la noia mortale, affrontavamo la folla a gomitate e conquistavamo le macchinette. Una prendeva le ordinazioni e l'altra segnava, la terza difendeva la posizione acquisita.
Con altre amiche si passava il pomeriggio davanti a un tè, ridendo e scherzando, mangiando dolci su dolci e spettegolando alla grande.
Nessuno quando siamo in fase gossip, ci può distrarre, nè un bel ragazzo, nè una bella borsa o un paio di scarpe. Invece qui, torno a casa e senza il valoroso uomo mi ritrovo a spettegolare con Churchill, il quale ve lo dico, non sa mantenere nemmeno un segreto.
Ma che ci posso fare?
Almeno ho trovato queste belle confezioni di thè, le quali hanno anche una cartolina per spedirle. In questo modo le posso inviare a tutte le mie amiche, fissando un bell'appuntamento con il thè fumante davanti a skype.
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