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mercoledì 2 maggio 2012

D per dolcezza


Tempo di fiere nel Paese dei Maglioni. Uno pensa di vivere in una città che assomiglia alla New York di Io sono Leggenda e invece.

martedì 10 aprile 2012

Pasquandovuoi

In questi giorni la parola d'ordine è stata: cibo, cibo, cibo e ancora cibo. Sapete che io sono una cicciona, quindi non ci sono stati che lievi problemi. Prego solo che questa settimana non mi si tenti con altre cene!

 

I tentativi di pasquetta di fare le uova tatuate sono falliti miseramente...ma l'importante, lo sapete anche voi, è provarci!

mercoledì 29 febbraio 2012

Empatia.

"Pronto?"
"Ehi sono io" dico con voce strozzata.
"Oh no, mia bella, ci risiamo?Che succede?" mi dice il valoroso uomo.
"Niente è che mi manchi...e ho finito il libro e ora sono tanto triste."

La cosa che auguro sempre a tutti è di essere toccati profondamente da una canzone, un film, una frase o un libro. Nell'ultimo periodo mi capita molto spesso. Sono più libera del solito, e finisce che passo le giornate a leggere storie d'amore. Non lo faccio apposta, ma finisce sempre che leggo film la cui trama è romantica. E  così sono un po' di giorni che finito un libro, chiamo il valoroso uomo:
"Scusami, ho finito Cime Tempestose e ora sono così commossa!"
Viaggiando in macchina o in treno, leggo e rileggo tanto che mi sento come il topo Firmino.

E oggi ho finito One Day di David Nicholls. Non ci avrei mai scommesso nulla, già la copertina mi sembrava così sdolcinata. Ma che volete farci, sotto sotto sono una romanticona.
"Tu ti innamori delle cose" mi dice ogni tanto il valoroso uomo. E' forse è un po' vero.
Non vi scrivo per consigliare o meno il libro. Voglio solo augurarvi di innamorarvi di piccoli piaceri quotidiani.
Vi è mai successo? Come accade non lo so, ma è uno dei grandi misteri che si nascondo dietro le passioni dell'uomo. Vi lascio con un po' dei miei piccoli piaceri.

Macaron, i migliori sono ovviamente di Ladurée. Specialmente  quelli alla mandorla e al pistacchio.

One Day di David Nicholls

San Giovanni Battista, Caravaggio



lunedì 6 febbraio 2012

San Valentino/1

Studenti squattrinati, stringete i denti, che è quasi finito il periodo più succhia soldi dell'anno.
Prima Natale, poi la Befana, i saldi e ora San Valentino. Se siete fortunati, almeno evitate anniversari e compleanni vari.
Io come sapete, dopo i saldi e il Natale, ora non ho più un quattrino. Ma almeno una sorpresina la devo pur fare al valoroso uomo!Detto fatto.

Ho comprato una bella scatola di latta e dentro ho deciso di metterci un po' di biscottini a forma di lettera, per mandargli un messaggio dolce dolce (Leggasi: sei così bello, o mio valoroso!Non è che me la regali una bella borsa?).
Tutta contenta ho iniziato a fare i biscotti. Come ben sapete, cucinare i dolci non è il mio forte. Ma la ricetta mi sembrava davvero troppo facile anche per me.
Inizio ad aggiungere uno dietro l'altro gli ingredienti e poi stendo la pasta, che più che pasta sembrava una crema. Ma, nella mia mente astuta, ho pensato che tanto si sarebbe solidificata in forno.
Allora, faccio le letterine e via!Inforno.

Il risultato manco a dirlo, non è stato dei migliori. Le lettere, quelle che sembravano ancora lettere, ricordava una scritta horror. Ovviamente, ci ho rinunciato.
Ho deciso di scendere in pasticceria e prendere un bel po' di macaron colorati.
Però, credo proprio che conserverò i biscotti. Non si sa mai che tipo di regalo mi farà il valoroso uomo. Magari si potrebbe meritare un bel messaggino horror con biscotti ammuffiti.



Per questi biscottini, potete scegliere la ricetta che più vi piace...l'importante è che vi riescano!

giovedì 26 gennaio 2012

Cucchiai-ology

Ricordate che circa un mese fa nella mia vita è accaduta una tragedia?
In realtà la Tragedia con la T maiuscola. Il medico infatti mi aveva vietato il cioccolato. E' stata dura: a Natale niente cioccolato. In montagna a sciare: niente cioccolato. Seduta sul divano davanti alla televisione: niente cioccolato. Ma non è servito a nulla, ovvero non era il cioccolato la causa del mio problema.
E allora che fare?
Semplice, ho dovuto recuperare il tempo perso. Sapete che qui, nel Paese dei Maglioni, la cioccolata è il cibo nazionale. Ma non mi sono fatta tentare. Finchè non è avvenuta la scoperta del secolo.

Ieri, stavamo facendo la spesa nel supermercato grande come un quartiere. Avevamo poco tempo, quindi era tutto un correre avanti e indietro.
"Prendo le spugne"  e via, che corro verso la zona detersivi.
"Vado a prendere le verdure" e il valoroso uomo corre nell'altra direzione.
Il punto di incontro era stato fissato, ma manco a dirlo, non è stato rispettato (fa pure rima).
Ma ci siamo ritrovati davanti al banco dolci (fatalità).
Nonostante quello che vi dico, siamo bravi. Non li compriamo mai, in modo da non avere la tentazione a casa. Semplicemente quando abbiamo voglia, finiamo in qualche caffetteria. Cosa che avviene più o meno ogni giorno. Almeno io, il valoroso uomo non ama il dolci (doppia tragedia o fortuna per me che me li mangio tutti?).

Fatto sta che noto dei tortini famigliari.
Dovete sapere che io ho dei dolci preferiti. Due. Uno è lo strudel di Madre. L'altro, le torte cioccolatose, sempre di Madre (vi ho già raccontato quanto sia brava a fare dolci..). Tra le torte al cioccolato ho avuto il colpo di fulmine con tale tortino-soufflè.
Il colpo di fulmine è avvenuto in un ristorantino di Parigi, nella zona del Musée d'Orsay. E' giunto imprevisto, dopo una cena a base di aglio condito con pollo. Ma come si scioglieva in bocca, caldo e morbido. Manco a dirlo, l'ho cercato invano, senza ritrovarlo. Per compensare mi sono affezionata ad altra torte, come la cheesecake. Ma quel tortino..me lo sognavo. Poco tempo fa, in un ristorante in Italia, eravamo a cena con i genitori del valoroso uomo.

Dopo aver mangiato come un bue, serro lo stomaco a qualsiasi idea di dessert. Il cameriere arriva, sparecchia e elenca i dolci. "Abbiamo anche un tortino al cioccolato, servito caldo."
Le mie orecchie si drizzano come quelle di un coniglio. E indovinate un po'? Il mio stomaco si riapre.

Ecco qui la storia del tortino, che si racchiude tutta nello sguardo che ho dato ieri al banco dei dolci. Ne ordiniamo due. Tentiamo di capire se si possono scaldare nel forno, ma negli autoctoni del Paese dei Maglioni la simpatia non è caratteristica conosciuta. Li portiamo a casa, con mille borse, su per le scalette in legno strette strette, tenendoli nella mano per preservarli. E dopo cena, li scaldiamo in forno.
E ragazzi miei, questo è il primo vero affare per cui rendo grazie di vivere in questo paese ameno dalla simpatia. Un po' solidi all'esterno, il cuore tenero si scioglieva in bocca. Siamo stati male, ne abbiamo implorati altri che cadessero dal cielo. Per la prima volta ci siamo sentiti appagati dalla spesa: infatti non so se vi ho mai menzionato come qualsiasi cosa qui costi come oro. Ma i tortini, stranamente, costano meno di 1€.
Cosa abbastanza sconvolgente per noi, che non avevamo mai visto un cartellino del prezzo che andasse sotto a 1.50€. E credetemi non esagero. (Leggasi: qualcuno mi dice che la nostra nuova dieta sarà a base di tortini.)

Ma sto divagando. E come li abbiamo mangiati questi tortini?
Forchetta o cucchiaio? Serviti con girandole di cioccolato e zucchero a velo?
Li abbiamo mangiati nudi e crudi in un piatto bianco candito, per individuare qualsiasi briciola. E visto che c'è posata e posata per mangiare le prelibatezze, abbiamo usato il cucchiaio. Noi siamo del partito del cucchiaio sempre e comunque. A tal punto che per un periodo avevamo un cucchiaio di legno con cui fare merenda, non un cucchiaino, ma un mestolo di legno, quello delle nonne.
Noi seguiamo la religione del cucchiaio. E non chiedetemi perchè, perchè non lo so. C'è chi si mette scolapasta in testa affermando che è la sua religione, e chi adora i cucchiai.

Ma come il cucchiaio di Droog, anche io ho una collana con un cucchiaio appeso. Pronto per essere usato per ogni evenienza: dal mescolare il caffè, al mangiare il Tortino. Non sia mai che la prossima volta aspetteremo fino a casa. Anzi, penso proprio che ne prenderò uno da mangiare prima di fare la spesa, per farmi forza e affrontare il quartiere-supermercato, e poi uno per casa, da gustarmelo con calma. Perchè anche l'attesa nella scoperta di certe cose, ha la sua parte.



www.droog.com

martedì 27 dicembre 2011

Mr. B.

Sperimentazioni culinarie in Casa dei Cappuccini, ovvero: ho fatto il budino. E che sarà mai, direte voi.
Avessi talento, vi rispondo io. E' vero, non ci vuole nulla.
Ma la mia capacità nel riuscire a combinare disastri facendo il purè, è entrata negli annali.
Conscia delle mie capacità mi faccio dare un po' di autostima chiamando Madre. Lei si che ce l'ha, il talento da pasticcera. Dopo la botta di autostima, mi dico: ce la posso fare. Apro la scatola, verso il contenuto nel pentolino con il latte e li mescolo.
Mescolo e mescolo, fino a che non bolle. E se 2+2 fa 4, il budino quando bolle inizia ad addensarsi.

Ma questo qui, non si addensa proprio. Bolle e ribolle ma nulla. "Mr B. vogliamo addensarci?"
Sono così disperata da parlare con un (quasi) budino. Mi agito un po', rileggo le istruzioni in una lingua assurda. Lascio Mr B. sul fuoco e traduco: far bollire per 3 minuti e versare. Si addensa da solo.
Questo è davvero il budino per le persone incapaci come me! A quel punto lo verso tutta contenta e lo lascio raffreddare. Ma come ogni cosa, anche Mr B. ha il suo difetto. La sera ero pronta, dopo cena, per gustarlo: lo rompo con il cucchiaino.

Prima bad news: nessuna pelliccina di sopra, ma un'incredibile compatezza e omogeneità.
Seconda bad news: il sapore è uguale ai budini confezionati.
TRAGEDIA!
E' mai possibile che il mio decennale rapporto con Mr B. finisca in un modo così drammatico?
"Ti ricordi che bello, quando dal budino si staccava la pellicina?Io la mangiavo tutta subito, mi illudevo che si ricreasse all'istante."
Ecco il mio illuso valoroso uomo, che cerca di tirarmi su il morale. Che bella sì, la crosticina. E quando mamma lo versava, com'era bello leccare la pentola?

Questi piccoli ricordi mi sono riaffirati leggendo Com'è bello: un compendio di ricordi di infanzia. Nel libro l'autore parla di tutto, dai giorni prima dell'inizio della scuola, al fare i compiti sul tavolo della cucina.
Leggendolo mi sono trovata immersa nella mia infanzia. E al diavolo il nuovo Mr B. Con una delusione del genere, non si può far altro che crogiolarsi con i dolci ricordi degli anni passati.



lunedì 19 dicembre 2011

Una Tragedia.

Posso farvi una domanda?
Avete un cibo preferito? Dolce o salato. La pizza o i biscotti.
Ognuno di noi ha il proprio cibo preferito. Eccco, se devo dirvi il mio...beh io ne ho troppi. Dal pasticcio della nonna al risotto dell'altra nonna. Dagli spaghetti al pomodoro di papà, al cibo indiano che compra il valoroso uomo (scherzo, anche lui sa cucinare). Per non parlare, dei dolci che fa mia mamma, da impazzire.
Ma se devo dirla tutta..il mio cibo preferito è forse la cioccolata.
Fin da piccola, vivevo di cioccolata.

La leggenda vuole che prima ancora di nascere, nella pancia di Madre, si dà il caso che galleggiassi non nel liquido amniotico, ma nella Nutella. Madre conferma di averne mangiati vasi e vasi. Quante volte, facevo indigestione. Quante volte poi, indovinavo con gli occhi chiusi le marche e tipologie di cioccolato.
Ora, non ne parliamo neppure: la Terra dei Maglioni è anche la patria della cioccolata.  Peccato però, che non sappiano cosa sia la cioccolata Ciobar. Dovete sapere che se ordini la cioccolata calda ti arriva una brodaglia che il Nequisk stesso disgusterebbe. Ah, che nostalgia, la cioccolata, cremosa, densa e fumante.

Ma ecco che arriva la tragedia.
Era da mesi e mesi che avevo un disturbo allo stomaco. Esasperata, sono finalmente andata dal mio dottore di fiducia.
"Signorina, qui bisogna fare una dieta disintossicante. Niente junk food, niente alcolici e niente dolci. Specie la cioccolata."
Sono svenuta. Letteralmente. E questo ha confermato completamente la tesi del mio dottore.
Ma come posso fare? Disperata, me ne torno a casa attraverso la via dei cioccolatai: che condanna, che punizione passare da li.

Il valoroso uomo però, vede sempre il lato positivo delle cose. E per farmi ridere si è presentato con il dvd della Fabbrica di Cioccolato di Tim Burton, il libro di Roald Dahl e questi baffi di cioccolato posti sul viso. Diego Ramos, un designer di Barcelona, ha realizzato in collaborazione con Chocolat Factory, Mr. Chocolate. Questi baffi in sei versioni, sono commestibili ed essendo su bastoncini si possono usare come maschera, per diventare chi si vuole o per ridere.

E mentre io rido, il valoroso uomo, se li mangia tutti in un baffo (tanto per rimanere in tema).



www.diegoramos.es

www.chocolatfactory.com

venerdì 14 ottobre 2011

Discussioni al burro d'arachidi cioccolatoso

"Tu menti!" urlo in direzione del valoroso uomo.
"No proprio per niente, davvero questa volta o mia bella, sei tu che hai torto." afferma lui riuscendo a schivare il pezzo di pane che gli sto lanciando.
"Ah no è...non esiste mio caro. Sempre la solita storia: la fai passare come se io avessi sempre ragione per poi darmi il colpo di grazia. Eh non valoroso uomo del paese fatato, tu non mi raggiri così" rilancio io scagliandogli un vasetto di nutella, che grazie al cielo prende al volo. E per fortuna, avete presente pulire il muro di Nutella?

Beh non divaghiamo. Vi riporto un tipico litigio in casa dei Cappuccini. La discussione verteva ovviamente su due estremi: è meglio, il cioccolato o il burro d'arachidi?
Io ovviamente sono ghiotta di tutti e due. Ma per questa battaglia ho messo le vesti di chocolate defender.
"No davvero io proprio non capisco. Non è vero che la Nutella fa ingrassare di più del TUO burro d'arachidi."
Chiaramente, noi discutiamo di cose davvero utili per l'umanità.

Il mio problema è che il valoroso uomo, riesce a stravolgere i punti di vista. Ed è proprio questo è successo. "Ma no, o mia bella, il punto è che tu vedi le cose da una prospettiva sbagliata. Non devi basarti su quanto faccia ingrassare ma su quanti cucchiai ne puoi mangiare. Le calorie certo contano ma devi vedere in che modo puoi mangiare i due prodotti. Diciamo che la Nutella si applica si sul pane, ma molto spesso è un'aggiunta a cibi già molto calorici come frittelle, briosche, biscotti..mentre il burro d'arachidi lo metti con la marmellata sul pane, ma non ha molte altre funzioni."
Voi ci avete avete capito qualcosa? Io francamente mentre discutevo con lui mi sono persa appena ha nominato Nutella la prima volta. (Leggasi: ah Nutella..mmm con la ricotta che buona, mmm col mascarpone che bontà! e sul pandoro?? Tutto ciò mentre l'uomo parlava.)

Questa sua capacità quanto è odiosa tanto più è ammirabile. Molto spesso infatti tendiamo a vedere le cose o a trovare soluzioni a senso unico. Vivendole poi come autoimposte, senza pensare che un modo diverso di vedere ma anche di affrontare le cose esiste.
Per esempio, poniamo che dobbiate per forza fare una cosa. una cosa non rimandabile per la quale però sacrificate un'altra cosuccia per voi più importante e che vi renderebbe molto più soddisfatti. Parliamo per esempio di lavoro, un lavoro che non vi piace. Vorreste cambiare, mandare tutti a quel paese e andare a vivere in un'isola deserta? E perchè non farlo? Per la cosa chiamata lavoro? Molti di noi per questo non corrono il rischio, vivendo le cose come una strada a senso unico senza via di uscita. Ma le vie di uscita ci sono, nascoste e poco segnalate. Sta a noi decidere se mettere la freccia e svoltare o andare sempre dritto. E magari essere più felici.
Fine momento filosofico buddisda offerto dal guru Valoroso Uomo.

Riguardo però al tema di concetti convenzionali, pochi giorni fa ho visitato una mostra dove c'era un'opera d'arte collettiva. E' chiamata 365° Lateral Thinking Box.
Consiste in due pareti, sulla quale sono scritte tre colonne di parole usate molto frequentemente: da bomba a buio, da raccogliere a aggiungere, da contrario a gru. A fianco di ogni parola c'è un piccolo chiodo. A vederla così io e la Madre(che mi accompagnava ma non avrei mai detto si mettesse a interagire) abbiamo guardato il tutto perplesse. Ma con l'aiuto di un'elastico(e di una spiegazione) tutto è stato più semplice. Si trattava di collegare con l'elastico una parola di una parete con una parola dell'altra parete. Non bisognava seguire nessun'altra regola, solo connetterle a istinto. Il risultato è stato sorprendente. Le connessioni fatte andavano dalle più strane a quello più ovvie, ma anche a quelle più introspettive e intime.
L'idea di quest'opera parte tutta dal Pensiero Laterale di Edward de Bono, finalizzato alla scoperta di una diversa angolazione per guardare le cose.

Attraverso disturbi semantici che sono giochi di parole che assumono significati diversi a seconda dei contesti, gli opposti e contrari fino alle associazioni di idee che ci collegano alle varie parole, quest'opera d'arte diventa un'opera dove si interagisce attraverso una rilfessione profonda ma anche grafica. Il risultato finale, come dicono i creatori, è lo stato apparentemente confusionale delle cose con cui ci confrontiamo ogni giorno.




Avrei dovuto far interagire anche l'uomo valoroso. Avete presente poi, cosa ne sarebbe venuto fuori?
Sarebbe partito dalla Gru per arrivare alle patatine fritte. Magari argomentando il fattore calorie.


www.utilitamanifesta.it

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