Ci regaliamo una giornata assieme in skate e perche' no, al caldo.
lunedì 13 febbraio 2012
venerdì 10 febbraio 2012
S. Valentino/2-L'importanza del colore rosso
Certe volte, il valoroso uomo è davvero romantico.
Certe volte infatti, capita che mi faccia arrabbiare.
Mi dà un'appuntamento, mi dice ora e luogo. E poi che fa?
Non si presenta, e nemmeno mi avvisa.
Dopo un'ora, me ne torno imbufalita a casa. Arriva ora di cena, e ancora nessun cenno di vita.
Mangio (perchè figuriamoci se non ho fame) sola e sconsolata. Finchè alle 10 arriva. Mi guarda e non riesce ad aprire bocca perchè inizio subito a urlargli contro senza ascoltarlo. Un mio piccolo difetto, lo so. E poi, smetto di parlare e mi rifugio in camera, sbattendo la porta drammaticamente. Dio come amo avere un bilocale.
Toc Toc.
"Laciami stare."
Mi passa un bigliettino da sotto la porta, che rispedisco al mittente senza leggere.
Passano dieci minuti e bussa di nuova. "Vattene!"
E lui invece quatto quatto, entra in camera e mi si para davanti tutto fiero.
Sul petto, si era scritto con la tempera rossa: "Forgive me?"
E io dopo questo, come potevo non perdonarlo?
Successivamente, mi ha illustrato per bene la sua Disavventura, che lascio alla vostra fantasia.
Questa nostra piccola discussione (dove come al solito, ad aver ragione ero io) mi è tornata in mente vedendo il tavolo Morse di Pudelskern. Composto da una lamina di metallo, ha dei fori in cui passare il filo del colore che volete, per comporre il messaggio in morse che più vi si addice. Basta che non siano delle scuse molto lunghe o una disavventura disastrosa. Anche se devo ammettere, che se litigate con il consorte/la consorte, potete sempre pensare di farlo.
www.pudelskern.at
Certe volte infatti, capita che mi faccia arrabbiare.
Mi dà un'appuntamento, mi dice ora e luogo. E poi che fa?
Non si presenta, e nemmeno mi avvisa.
Dopo un'ora, me ne torno imbufalita a casa. Arriva ora di cena, e ancora nessun cenno di vita.
Mangio (perchè figuriamoci se non ho fame) sola e sconsolata. Finchè alle 10 arriva. Mi guarda e non riesce ad aprire bocca perchè inizio subito a urlargli contro senza ascoltarlo. Un mio piccolo difetto, lo so. E poi, smetto di parlare e mi rifugio in camera, sbattendo la porta drammaticamente. Dio come amo avere un bilocale.
Toc Toc.
"Laciami stare."
Mi passa un bigliettino da sotto la porta, che rispedisco al mittente senza leggere.
Passano dieci minuti e bussa di nuova. "Vattene!"
E lui invece quatto quatto, entra in camera e mi si para davanti tutto fiero.
Sul petto, si era scritto con la tempera rossa: "Forgive me?"
E io dopo questo, come potevo non perdonarlo?
Successivamente, mi ha illustrato per bene la sua Disavventura, che lascio alla vostra fantasia.
Questa nostra piccola discussione (dove come al solito, ad aver ragione ero io) mi è tornata in mente vedendo il tavolo Morse di Pudelskern. Composto da una lamina di metallo, ha dei fori in cui passare il filo del colore che volete, per comporre il messaggio in morse che più vi si addice. Basta che non siano delle scuse molto lunghe o una disavventura disastrosa. Anche se devo ammettere, che se litigate con il consorte/la consorte, potete sempre pensare di farlo.
www.pudelskern.at
mercoledì 8 febbraio 2012
Lanciare una moda. E non saperne nulla.
Come ogni uomo che si rispetti, anche il valoroso uomo ha il suo feticcio. C'è chi al primo appuntamento parla solo di calcio (così almeno capisci subito che è da cancellare dalla lista dei promettenti principi azzurri), chi invece della sua moto (questo magari lo si tiene in riserva), chi di musica e altri invece di vestiti (peggio del calcio a parere mio, troppo vanitosi).
Ma lui no. La leggenda narra che ci conoscemmo in treno. Siccome è la leggenda che narra, io in realtà non ricordo di cosa parlammo. Sei mesi dopo, il valoroso uomo era tornato da un viaggio-studio a San Diego (Leggasi: si si ho studiato tantissimo tra il surf e le feste in spiaggia) ed eccolo lì che compare il primo ricordo del feticcio.
"Mi sono comprato uno skate." Wow, il mio entusiasmo lo ammetto, rasentava lo zero.
Poi però, e questa non è leggenda, ho dovuto farci l'abitudine ed imparare ad usarlo. Devo ammettere che non è stato un grande sacrificio. E fu così, che il nucleo famigliare si allargò, da uno a due, da due a tre, da tre a quattro. Lo skate è la coperta di Linus del valoroso uomo.
Veniva a trovarmi nei Paese dei Geloni, e se lo portava dietro, con grande rammarico degli altri passeggeri del treno. Volava in giro per l'Europa, e frignava se non glielo lasciavano come bagaglio a mano da mettere in cabina. Sono i suoi bambini.
Potete immaginarvi il suo sconforto quando ha dovuto rinunciarci trasferendosi nel Paese dei Maglioni: con il trasloco non siamo riusciti a portarli via. Andava in giro ciondolando disperato, fino a che i santi genitori in visita non ci portarono il longboard.
Qui, i ragazzini hanno tutti lo skate per fare i salti. E noi invece, orgogliosamente siamo andati in giro con il nostro longboard, a tal punto che dopo un po' l'amico del negozio sotto casa ci ha fatto i complimenti: tutti i ragazzini lo volevano, abbiamo mosso l'economia locale. Se non sapete quale sia la sensazione di aver lanciato una moda, vi assicuro che è fantastico. Una della altre cose su cui mettere la x.
Lanciare una moda? Check. Anche se non so quanto valga nel Paese dei Maglioni...
Questa storia mi è tornata in mente quando ho visto Boneless. Questo skate è realizzato da alcuni artigianer di Roma. Artigianer perchè sono artigiani, ma allo stesso tempo designer. Ho trovato fantastica questa definizione. In un momento in cui tutto è automatizzato, è bello sapere che esistono persone che amano sporcarsi le mani. Anche io amo sporcarmi la mani, peccato che i risultati siano sempre alquanto deludenti.
Fatto sta che questo sarà un futuro regalo da fare al valoroso uomo, una tavola realizzata a mano incollando listelli di vari tipi di legno. Inoltre è una tavola a doppio uso, si può trasformare in altalena. E allora devo proprio comprarla, ho sempre desiderato avere un'altalena, e nella Casa Lindt già colma di cose, mancherebbe solo questa. Basta che la sistemi il valoroso uomo, io meglio se non faccio buchi sul soffitto: rischierei di far crollare tutto.
www.rota-lab.com
Ma lui no. La leggenda narra che ci conoscemmo in treno. Siccome è la leggenda che narra, io in realtà non ricordo di cosa parlammo. Sei mesi dopo, il valoroso uomo era tornato da un viaggio-studio a San Diego (Leggasi: si si ho studiato tantissimo tra il surf e le feste in spiaggia) ed eccolo lì che compare il primo ricordo del feticcio.
"Mi sono comprato uno skate." Wow, il mio entusiasmo lo ammetto, rasentava lo zero.
Poi però, e questa non è leggenda, ho dovuto farci l'abitudine ed imparare ad usarlo. Devo ammettere che non è stato un grande sacrificio. E fu così, che il nucleo famigliare si allargò, da uno a due, da due a tre, da tre a quattro. Lo skate è la coperta di Linus del valoroso uomo.
Veniva a trovarmi nei Paese dei Geloni, e se lo portava dietro, con grande rammarico degli altri passeggeri del treno. Volava in giro per l'Europa, e frignava se non glielo lasciavano come bagaglio a mano da mettere in cabina. Sono i suoi bambini.
Potete immaginarvi il suo sconforto quando ha dovuto rinunciarci trasferendosi nel Paese dei Maglioni: con il trasloco non siamo riusciti a portarli via. Andava in giro ciondolando disperato, fino a che i santi genitori in visita non ci portarono il longboard.
Qui, i ragazzini hanno tutti lo skate per fare i salti. E noi invece, orgogliosamente siamo andati in giro con il nostro longboard, a tal punto che dopo un po' l'amico del negozio sotto casa ci ha fatto i complimenti: tutti i ragazzini lo volevano, abbiamo mosso l'economia locale. Se non sapete quale sia la sensazione di aver lanciato una moda, vi assicuro che è fantastico. Una della altre cose su cui mettere la x.
Lanciare una moda? Check. Anche se non so quanto valga nel Paese dei Maglioni...
Questa storia mi è tornata in mente quando ho visto Boneless. Questo skate è realizzato da alcuni artigianer di Roma. Artigianer perchè sono artigiani, ma allo stesso tempo designer. Ho trovato fantastica questa definizione. In un momento in cui tutto è automatizzato, è bello sapere che esistono persone che amano sporcarsi le mani. Anche io amo sporcarmi la mani, peccato che i risultati siano sempre alquanto deludenti.
www.rota-lab.com
lunedì 6 febbraio 2012
San Valentino/1
Studenti squattrinati, stringete i denti, che è quasi finito il periodo più succhia soldi dell'anno.
Prima Natale, poi la Befana, i saldi e ora San Valentino. Se siete fortunati, almeno evitate anniversari e compleanni vari.
Io come sapete, dopo i saldi e il Natale, ora non ho più un quattrino. Ma almeno una sorpresina la devo pur fare al valoroso uomo!Detto fatto.
Ho comprato una bella scatola di latta e dentro ho deciso di metterci un po' di biscottini a forma di lettera, per mandargli un messaggio dolce dolce (Leggasi: sei così bello, o mio valoroso!Non è che me la regali una bella borsa?).
Tutta contenta ho iniziato a fare i biscotti. Come ben sapete, cucinare i dolci non è il mio forte. Ma la ricetta mi sembrava davvero troppo facile anche per me.
Inizio ad aggiungere uno dietro l'altro gli ingredienti e poi stendo la pasta, che più che pasta sembrava una crema. Ma, nella mia mente astuta, ho pensato che tanto si sarebbe solidificata in forno.
Allora, faccio le letterine e via!Inforno.
Il risultato manco a dirlo, non è stato dei migliori. Le lettere, quelle che sembravano ancora lettere, ricordava una scritta horror. Ovviamente, ci ho rinunciato.
Ho deciso di scendere in pasticceria e prendere un bel po' di macaron colorati.
Però, credo proprio che conserverò i biscotti. Non si sa mai che tipo di regalo mi farà il valoroso uomo. Magari si potrebbe meritare un bel messaggino horror con biscotti ammuffiti.
Per questi biscottini, potete scegliere la ricetta che più vi piace...l'importante è che vi riescano!
Prima Natale, poi la Befana, i saldi e ora San Valentino. Se siete fortunati, almeno evitate anniversari e compleanni vari.
Io come sapete, dopo i saldi e il Natale, ora non ho più un quattrino. Ma almeno una sorpresina la devo pur fare al valoroso uomo!Detto fatto.
Ho comprato una bella scatola di latta e dentro ho deciso di metterci un po' di biscottini a forma di lettera, per mandargli un messaggio dolce dolce (Leggasi: sei così bello, o mio valoroso!Non è che me la regali una bella borsa?).
Tutta contenta ho iniziato a fare i biscotti. Come ben sapete, cucinare i dolci non è il mio forte. Ma la ricetta mi sembrava davvero troppo facile anche per me.
Inizio ad aggiungere uno dietro l'altro gli ingredienti e poi stendo la pasta, che più che pasta sembrava una crema. Ma, nella mia mente astuta, ho pensato che tanto si sarebbe solidificata in forno.
Allora, faccio le letterine e via!Inforno.
Il risultato manco a dirlo, non è stato dei migliori. Le lettere, quelle che sembravano ancora lettere, ricordava una scritta horror. Ovviamente, ci ho rinunciato.
Ho deciso di scendere in pasticceria e prendere un bel po' di macaron colorati.
Però, credo proprio che conserverò i biscotti. Non si sa mai che tipo di regalo mi farà il valoroso uomo. Magari si potrebbe meritare un bel messaggino horror con biscotti ammuffiti.
Per questi biscottini, potete scegliere la ricetta che più vi piace...l'importante è che vi riescano!
giovedì 2 febbraio 2012
Neve in città
Tanto tempo fa, quando eravamo due
studentelli, io e il valoroso uomo iniziammo a frequentarci. Detta
così sembrano davvero passati secoli. Fatto sta che, presa un po' di
confidenza, il valoroso uomo fece il suo primo errore: mi invitò a
casa sua. Io mi innamorai al volo della sua casetta, in centro a
Milano, comoda e arredata bene.
Feci le valige e ops....!Mi trasferii
da lui. Non per sempre. Ma diciamo che ogni tanto, dopo le giornate di
studio (studio studio, non finto studio), rimanevo a casa sua a
dormire.
Allora prima di dormire, ci preparavamo
il tè caldo. Lo bevevamo seduti al davanzale della finestra della
camera. La finestra dava su un vicoletto secondario, dal quale si
vedevano tutti i tetti illuminati dalla luna.
Noi accoccolati sul davanzale, osservavamo fuori facendo congetture varie ed eventuali, inventandoci
nuove vite nel caso il giorno dopo non avremmo superato l'esame. Solitamente la soluzione era sempre la stessa: scappare su un'isola caraibica. Ma sappiamo tutti che non è andata così: siamo scappati su un'iceberg, aka il Paese dei Maglioni.
Nel Paese dei Geloni, la finestra della
mia stanzetta al tredicesimo piano, dava su un paesaggio spettrale e
invernale. La prima mattina che ho aperto le tende e aveva nevicato,
non sono riuscita a contenere l'entusiasmo. Dopo tre mesi, aprire le
tende e vedere che nevicava ancora, mi creava qualche disturbo
psicologico.
Nel Paese dei Maglioni invece, la
nostra finestrella è un piccolo abbaino che si apre sul
davanzale-grondaia, dove in primavera mettiamo i vasi delle piante,
che muoiono subito ovviamente. Si sa che qui la primavera è solo una
stagione sul calendario. La finestra dà sulla stradina, che si apre
su una chiesa, e altri edifici alti tutti uguali, con i tetti nordici tutti decorati. Sembra davvero una
stradina ottocentesca, tutta curata.
Ogni tanto mi perdo a guardare fuori,
le gru in lontananza con le lucine di Natale (troppa fatica togliere
gli addobbi), il cielo plumbeo che volta al rosato verso il tramonto e la gente paralizzata dalla neve. Tutto assume quel tocco di candore in più con la neve, che cade fitta fitta da una settimana.
É proprio a questo che ho pensato
osservando queste architetture di carta di Ingrid Siliakus. Gli edifici tutti bianchi, sovrapposti l'uno sull'altro, mi ricordano il tranquillo paesaggio urbano fuori dalla mia finestra. Sono piccole città incantate che escono a rilievo dalla carta, grazie alla tecnica del taglio e della piegatura. Sembrano la visione dell città in lontananza tutta innevata, quando arrivi col treno o con la macchina dopo un lungo viaggio.
Come in una favola sulla neve. O come il Paese dei Maglioni.
L'unico problema, è che quando la neve si scioglie, qui tutto assume l'aspetto delle architetture di Metropolis. Che sappiamo tutti, che non sono così accoglienti..
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