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venerdì 30 marzo 2012

Muffin's Friday



E questa settimana Muffin's Friday vola a Milano!
Causa la mia laurea (ebbene si, ce la fece!)e il mio amore per questa grande città, vi lascio un paio di consigli se siete nelle sue vicinanze.

mercoledì 21 dicembre 2011

Artlight

Deviazione da storici dell'arte: correggere le guide malcapitate. State attenti mie cari, noi storici siamo come vampiri in mezzo a voi. Nessuno di voi ci nota, fino a quando non vi ritrovate nel gruppo al museo con uno di noi. E li si, che ci notate. Non da subito, perchè come i vampiri, non catturiamo l'attenzione.
La faccia assume qui, espressioni contrite che passano dalla perplessità all'incazzatura a seconda di ciò che dice la guida turistica. Il viso sembra dire: Ma come? Ma che diamine sta dicendo?
Ed ecco che a un certo punto parte la correzione.

Ebbene sì, la mal capitata guida , appena compie il passo falso ecco che viene distrutta moralmente. Una voce dal fondo del gruppo:
"Veramente signorina....." e lei, povera guida inizia a tremare di paura.
Come è successo al nostro plurinformato "storico" che ci ha illustrato La Natività e il San Giuseppe falegname di George de La Tour, dipinti che arrivano direttamente dal Louvre, in mostra a Palazzo Marino a Milano.
Il tono saccente, il modo di esporre stucchevole, e il malcapitato non ci ha nemmeno notato da quanto era concentrato.
Noi quatti quatti, ci siamo appostati nel fondo.

Ed ecco che, al confronto con il Caravaggio ci sbaglia la data di morte. Lui prova anche a fare l'umile: "Non ricordo se è morto nel 1608 o 1609."
Non ha nemmeno finito che all'unisono, viene investito dalle nostre voci: "1610, ha presente che l'anno scorso (anno 2010) ne hanno fatto una mostra a Roma mondiale per celebrarne i 400 anni dalla morte?"
Annientato. Ma non capisce da dove arriva il suggerimento. Perchè noi come i vampiri, siamo tornati a mimetizzarci.
Altro che sui vampiri, dovrebbero scrivere una saga su di noi.

George de La Tour, Natività

George de La Tour, San Giuseppe falegname





www.turismo.regione.lombardia.it

mercoledì 5 ottobre 2011

La fidelety card marinara.

Devo farvi una confessione d'amore. Io amo, amo alla follia le righe. Le righe sui maglioni, le magliette, i cappelli e le sciarpe. In bianco, blu o rosse, per ricordarmi sempre un'ambiente marino(come quello del Capitan Findus).
Le amo così tanto che ci rivestirei la casa. No ma dico, vi immaginate io e il valoroso uomo in cucina tutta a righe? Sembreremmo in una vera e propria prigione(però stilosa, of course).

Tutta questa mia passione si può aggiungere al fatto che sono l'unica titolare della carta fedeltà universale di Petit Bateau: ormai in qualsiasi negozio in ogni nazione sanno chi sono. E come ho fatto a diventare titolare di questa carta?
Beh per prima cosa dovete pensare a me e al mio uomo a Parigi. Una vacanza romantica, in una città culturale, che vogliamo di più? Insomma c'è poco da visitare nella capitale francese. Io però, sono partita con un cruccio: volevo assolutamente gli stampini per decorare le magliette che vendevano nei negozi Petit Bateau. Ovviamente come non cercarli qui, avendo pure il valoroso uomo che mi da man forte?
E così, entriamo nel negozio sugli Champs Elysee, dove però riceviamo una risposta negativa. Allora la mia mente geniale e sempre attiva si è accesa: perchè non prendere gli indirizzi di tutti i negozi Petit Bateau in quel di Parigi andando alla ricerca degli stampini mentre visitiamo?
(Leggasi: "Oh mia bella!siamo davanti a Notre Dame!raccontami qualcosa di questa bella chiesa."
               "Si no niente, chiesa gotica. Dai dimmi il negozio più vicino.")
Ed è così che in quattro giorni abbiamo girato in lungo e in largo Parigi. Risultato? Negativo. Ma volete mettere visitare una città così senza andare per vie turistiche?
Per la cronaca: ce ne sono due vicino al Musee Rodin, uno vicino al Musee D'Orsay, e mi pare un paio vicino al Pompidou.

Ora capite come si fa a conquistare una carta fedeltà universale?

Tutto ciò mi è tornato in mente l'altro giorno, passando davanti alla vetrina di Petit Bateau, quando ho visto una nuova maglietta realizzata in collaborazione con 10CorsoComo. 10 Corso Como è un concept store milanese che include una galleria d'arte, una boutique, un ristorante e una libreria che, ovviamente e senza nessun dubbio, si trova in Corso Como 10. Il simbolo identificativo di questo concept store è l'esatto opposto di quello del piccolo battello: infatti è un cerchietto nero che in questa collezione viene utilizzato per rendere sinuose le linee delle maglie che ricordano le curve di una strada sulla costa. Le linee sobbalzano in maniera sinuosa, dando nuova vita alla maglietta tipo di Petit Bateau.

Questa capsule è stata preceduta l'inverno scorso dall'esperienza con Tsumori Chisato. Le sue magliette fanno concludere le famose linee in stelle e fiocchi come fossero dei nastri. Per non parlare del magliette con il cielo stellato, il cuscino e la borsa stampata.









Ovviamente con la mia tessera fedeltà universale ho cercato di accapararmi tutto, appellandomi ai miei diritti come rovina vacanze al fidanzato portandolo per negozi.
Purtroppo le commesse oltre a non volerne sapere, si sono perfino rifiutate di ammettere l'esistenza della mia tesserina magica. Povere commesse, ho dovuto cancellare il loro negozio dalla mia mappa Europa-PetitBateauiana(se si può definire così).





www.petit-bateau.com

mercoledì 24 agosto 2011

happy hour innovativo


Ogni tanto la sera quando il valoroso uomo torna a casa dal lavoro, non gli lascio il tempo di respirare e lo porto al museo.
“Ma come al museo, sono le 7, per piacere voglio solo non pensare a nulla!” implora lui prima che il mio sguardo lo incenerisca. Allora sconfitto dichiara: “Va bene, fammi solo cambiare” e da uomo d'affari ritorna ad essere il mio ragazzo trasandato(leggasi come piccola dichiarazione d'amore).

A quel punto prendiamo e andiamo al museo a farci un giretto nelle nuove mostre, ogni tanto ci fermiamo e beviamo qualcosa mentre torniamo verso casa. Vorremo fare l'aperitivo all'italiana, ma all'estero è un po' difficile.
“Ma sai che bello se facessero l'aperitivo per incentivare la gente, i giovani soprattutto, ad andare al museo?” ecco l'uomo d'affari che c'è nel valoroso uomo che riemerge. E l'idea non è proprio brutta. All'estero molti musei tengono aperto un giorno alla settimana di solito dalle 18 alle 20 gratuitamente. Informandomi sui siti dei musei italiani ho scoperto che oltre al giovedì in Triennale a Milano dove si svolge il vero e proprio aperitivo, anche il Guggenheim di Venezia la domenica offre la possibilità di fare l'aperitivo sulla terrazza del Museo che dà direttamente sul Canal Grande.

Sarebbe possibile, mi domando, integrare orari gratis e aperitivi? Il problema dei musei gratis in Italia è molto delicato e complesso. L'esempio dei musei statali inglesi come la National Gallery o la Tate che all'ingresso hanno un obolo per le offerte è stato imitato dal nuovo museo del Novecento a Milano nel periodo iniziale quando l'ingresso per tutti era gratuito mentre ora il prezzo è comunque contenuto. E per fortuna. Ogni volta che compro i biglietti per una mostra rischio il salasso: raro sconto studenti, nessuno sconto giovani under 26(come accade invece in Francia e in Germania) e certe volte una mostra mi è venuta a costare anche 15 euro senza valerne la pena.

Non sono a favore dei musei gratis sempre, ma è necessaria una nuova politica. Apertura gratuita verso sera, un giorno alla settimana. Aprire il museo per feste di compleanno di bambini(altrochè festino al mc donald...) come accade già in alcuni musei come il Museo di Storia Naturale di Verona, e si perchè no, aprire per l'aperitivo. Si sa che la gente ama farsi vedere al posto giusto nel momento giusto. E perchè non far diventare i posti giusti i musei? È così negativo usare questa idea per incentivare e far crescere un museo? Se una delle nuove tendenze è proprio fare l'aperitivo, magari nel nuovo posto cool, perchè non coglierla al volo? Anche se la gente andrà solo per l'aperitivo sarebbe comunque un afflusso positivo. E chissà magari la gente è curiosa, vuole vedere che c'è in questo museo.

L'esempio che vi posso riportare è il mio nuovo bar di fiducia. Si chiama Mudam ed è un museo di arte contemporanea. Il mercoledì sera permette una bevuta serale con dj set mentre si visita il museo. E molti frequentatori sono uomini d'affari o giovani appena usciti dal lavoro.
Anche il valoroso uomo se ne è innamorato al punto di propormi di andarci ogni settimana.
Purtroppo per lui, non sa ancora che ci sono altri due musei con apertura serale, ancora di visitare.

per info:

mercoledì 27 luglio 2011

i musei dei libri

Mai portarmi a vedere un museo.
Come mai? Basta domandarlo al mio povero accompagnatore di turno.

Per prima cosa, i musei troppo lunghi non mi piacciono. Secondo, odio i musei affollati. Vedi: Louvre con 100 persone di fronte alla Gioconda di Leonardo(lo sapete che e' stato tagliato ai lati?) mentre nella sala di fianco io me ne sto beatamente da sola a rimirare la Morte della Vergine e I Bari di Caravaggio. In questo caso meglio cosi', niente confusione davanti al mio prediletto.
Terzo motivo: odio fermarmi a leggere le spiegazioni.

Ma allora che ci vado a fare nei musei?
Eh, cari miei, il mio segreto e' tutto negli occhi. Occhi miopi con occhiali, ovviamente.
Osservo tutto, mi annoto sulla mano o sul cellulare il nome degli artisti che mi interessano e via!

E dove diavolo vai? Al bar a farti l'aperitivo?

Macche'. Me ne vado nella parte piu' interessante del museo. Ed eccolo li' piccolo o grande, vecchio o nuovo: il Bookshop, alias il vecchio negozio di souvenir.

Dopo un'ora scarsa di visita all'affollato, ma splendido, Musee d'Orsay, me ne sono rimasta un ora e mezza al bookshop al punto che il valoroso uomo ha elaborato una nuova legge della proporzionalita' apposta per me: 'Per ottenere il tempo che tu passi nel bookshop basta che moltiplico per 2 il tempo in cui hai visitato il museo(NB:questa  legge non e' perfetta)'

I bookshop ovviamente non sono tutti uguali. Di questa passione devo ringraziare mia madre, instancabile lettrice.
Chiaramente, ora non stilero' una lista su quali siano i migliori e quali i peggiori ma se vi capita l'occasione di fare una vita da nomade, o di viaggiare, magari alcuni link qui sotto possono esservi utili:
-Musee d'Orsay: abbiamo gia' menzionato il bookshop di questo grande museo parigino. Ha due piani di libri all'ingresso del museo, non dico altro.
-Albertinum, museo di arte contemporanea di Dresda. Sviluppato in un edificio a corte dell'800 dove questa ha una copertura di vetro. In questo modo e' possibile sfruttarla per l'accoglienza. la parete con minibar, minibiglietterie e minibookshop e' nera, in contrasto con tutto il resto dell'edificio con un candore che sembra tutto fatto di plastica. Nonostante le dimensioni ridotte, avrei comprato qualsiasi cose di questo bookshop.
-Mudam, ultimo arrivato, e' il museo di arte contemporanea del Lussemburgo. Il bookshop sembra un negozio di lusso, sia per il modo di esporre le cose, sia per i prezzi.
-Museo Salvador Dali', Figueres. Cosi' pieno di oggetti surreallisti che non ricordo nemmeno di che forma sia fatto.
-Guggenheim di Venezia. In due stanzette che danno verso un canale tranquillo, piu' che libri vende molti oggetti di design. Interessante e' il fatto che vendono libri d'arte in inglese, francese e tedesco, sia per adulti che per bambini.
-National Gallery di Londra. L'atmosfera antica della Pinacoteca con i quadri dalle grandi cornici e le pareti di un rosso caldo mi hanno fatto ricordare le vecchie biblioteche. Vi ho trovato bellissimi libri, alcuni riguardanti la storia della stessa Pinacoteca.
-Museo del Novecento a Milano. Bookshop di due piani, con testi di design, architettura e arte italiana prevalentemente. Fatto in vetro e legno chiaro, ha gadget e materiale da disegno in vendita. Un bel nuovo acquisto per i musei milanesi.

Vi diro' che non capisco proprio perche' gli spazi espositivi dei bookshop non siano in proporzione con la superficie espositiva del museo. Ci vorrebbe l'elaborazione di una nuova legge di proporzionalita' come la mia.

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