mercoledì 23 gennaio 2013

Un minuto di silenzio

Per noi povere, comuni mortali che mai nella vita indosseremo certe raffinatezze.
ma nemmeno le vedremmo da lontano, col binocolo.

Armani Prive' Haute Couture 2013

Dior Haute Couture 2013

Dior Haute Couture 2013

Dior Haute Couture 2013

Gianbattista Valli Haute Couture 2013

Gianbattista Valli Haute Couture 2013

Gianbattista Valli Haute Couture 2013

Alexis Mabille Haute Couture 2013 
Dior Haute Couture 2013


Armani Prive' Haute Couture 2013

martedì 22 gennaio 2013

Si puo' essere solo dei Santi se si fanno gli Origami

C 'e' qualcosa di inaspettatamente subdolo e gratificante nel smontare la gente.
Sara' che i francesi continuano a farlo con me, e allora io per vendetta lo faccio col fai da te (fa pure rima).
A forza di smontare giornali, ho rischiato quasi di perdere l'ispirazione. Ormai smontarli sta diventando QUASI noioso. Cerco e ricerco, trovo qualcosa e penso: Nah, troppo facile. Nah, gia' visto.

No ma chi sono io? Cosa sto diventando? Credo ancora nel miracolo della manualita' facile?
Fortunatamente ho trovato qualcosa di nuovo da smontare: partendo dai video di gente che parla parla parla e alla fine non spiega niente (a tempo debito arrivera' tutto), fino alle app.
A Natale infatti la ggggente si e' sbizzarrita. Sull'app store proponeva app per fare alberi di qualsiasi tipo. Uno ha catturato la mia attenzione: l'abero ORIGAMI.
Il mio rapporto con gli origami fondamentalmente si puo' riassumere in due parole rubate a Facebook: relazione complicata.
Very complicata. Un odio et amo che pure Catullo impallidirebbe. Insomma, all'apparenza sembrano cosi' facili. Poi provi a fare un fiore e ti viene fuori un MOSTRO.
Io che vorrei le luci di Natale tutto l'anno, e pure gli alberelli (tanto il clima qui non cambia MAI), ho pensato bene di intraprendere la strada dell'albero origamoso.
E quindi app, preparati perche' sarai smontata. (e questa mi sembra tanto una frase da talent show, non so perche')




Dunque il primo passo e' stato ritagliare un quadrato, io ho fatto 20x20cm.
Poi l'app dice di girarlo, e quindi l'ho girato.



E gia' qui, iniziano i guai, perche' insomma a me che mi venga piegato esattamente a meta', e' una cosa impossibile.








Qui unisco due passaggi che tanto sono la stessa cosa, e come vedete anche qui simmetria portami via.
Sinceramente non capisco quale sia il problema.
Poi se riprovi a ripiegarli giusti mica ti vengono, no, loro riprendono la forma DI PRIMA.






Uniamo sempre due passaggi inutili in uno e troviamo che come al solito, QUALCOSA NON VA. Perche' a me le due alette non coincidono? Sento gia' in arrivo la disperazione.
E non guardate le mie mani da muratore, se una lavora, fa i fail da te e vive, come possiamo minimamente pensare che abbia la manicure sempre perfetta? No perche' le altre del fai da te, ce l'hanno TUTTE.



Ok dai, questo in realta' e' un passaggio facile facile. Anche se non so bene a che punto lo dovessi piegare.







Arrivati a questo punto, l'app stessa (che probabilmente e' dotata di intelligenza umana) ti avvisa che e' in arrivo la parte DIFFICILE.
Dopo averci provato varie volte ho deciso che questo passaggio si chiamera' Collo di Camicia. Faticoso e impossibile da piegare come il collo della camicia.
E infatti si puo' vedere da uno dei tentativi sopraillustrati.





E poi lui (si ho pensato che l'app si chiamasse Gerarld, e dopo un po' siamo diventati MIGLIORI AMICI), ti dice che 'e finita, che si ce l'hai fatta. Anche se il mio tronco e' un po' storto.
E le mie mani fanno sempre schifo. In ogni caso traendo delle conclusioni, ho trovato positivo il fatto che non ho MAI ricominciato il lavoro da capo.
La cosa negativa e' che perfino Gerarld si puo' sbagliare: fare un albero di origami non e' poi cosi' difficile facile.
Ora il piccolo origami albero, giace sulla scrivania del caos in attesa di compiere il suo destino: moltiplicarsi e invadere la casa per il prossimo Natale, o essere venduto come opera d'arte in qualche asta di beneficenza. Perche' anche lui, il piccolo albero e' arte creata dalla collaborazione di Gerarld l'intelligentone e me.



martedì 15 gennaio 2013

Fail da te: The beginning of

Questa settimana e' cominciata con una nota di nostalgia. Tra un vestito osceno e uno 'amazing' (come direbbero gli americani) dei Golden Globes, in attesa delle Pagelle della Zitella (che sono uscite mentre scrivevo quindi ANDATE A LEGGERE I SUOI INSINDACABILI GIUDIZI e poi tornate qui), mia mamma mi ha dato una bruttissima notizia (e se vogliamo metterla in tono melodrammatico americano, una 'very, very bad news').
Mi hanno chiuso la libreria, quella dell'infanzia, quella del quartiere.
Cosi' tipo, di punto in bianco. La nostra famiglia, che ha piu' libri che mobili in casa (non posso dire che mia madre e mio fratello abbiano piu' libri che vestiti perche' NON e' vero), e' sconvolta.
Insomma non era una libreria qualsiasi, era tipo uno spaccio, dove ci si trovavano tutti i libri scontati. Ora fatevi due conti, per gli amanti dei libri questo momento e' sempre piu' duro.
La notizia mi ha fatto riflettere, soprattutto perche' mia madre ha commentato dicendo che ora: "Per andare in libreria dovro' andare in centro"
Non che dove abitino loro sia un paesello sperduto nella nebbia, ma ci siamo quasi: la mia vecchia casa, con la mia vecchia cameretta gia' risistemata a studio (sigh), e' situata al limitare della citta', in quei quartieri che sono al confine: se vai da una parte arrivi in centro, se vai dall'altra ti perdi nella nebbia.
Non che mia madre odi il centro, ma mi ha fatto riflettere su come tutti i punti di riferimento dei quartieri stiano lentamente cambiando e cio' mi ha lasciato perplessa, disperata a causa dei libri (visto che ancora oggi mi rifornivo da loro) e nostalgica.

Allora siccome sono nostalgica, mi metto a pensare a quei momenti passati, dove vivevo nel quartiere. E mentre ci penso me li immagino come i flashback dei film, tutti soft e felice, un po' sfuocati o col colore vintage (come amo questa parola).
E qui ho pensato, alla nascita della mia creativita'. Una creativita' senza freno, senza regola e soprattutto SENZA DELUSIONI. Ho passato le estati a provarci, da bambina al Gruppo Estivo, da animatrice al Gruppo Estivo, fino a quando d'estate non lavoravo/studiavo. E tutto cio' e' caduto nell'oblio.

Forse il primo vero tentativo di Fail da te, vero e cosciente e' stato circa due anni fa.
All'epoca ero in Erasmus in Germania (chiaramente mai che vada a vivere in posti caldi), e amica Frap era li' per farmi visita.
Nella citta' dove stavo c'erano due trend al momento: il trend delle ragazze pseudo ottocento con capelli raccolti e scarponcini con lacci, e il trend elfico, che non sto a spiegare.
Io chiaramente, mi ero innamorata del trend del cappello a forma di Fragola.
Cappello fatto solo ed esclusivamente per BAMBINI.

Chiaramente questa foto l'ho trovata su un blog di un tizio gay chiamo un gai savoir. Non dico altro,

Amica Frap, che e' anche romana, allora parte con un'idea geniale.
"Mo' ce mettiamo a farlo"
(spero di averlo scritto giusto)
Insomma lei sapeva un trucco per farlo, perche' io sinceramente di fare a maglia non ne volevo sapere.
"Usiamo le mani"
E questa fu la frase rivelatoria.




Allora corriamo a comprare il necessario e iniziamo a fare la maglia con la mano (come potete osservare qui sopra). Lei va spedita come un razzo e crea un cordone ombelicale, mentre io incapace come ero sono, creo un piccolo biscio verde.
Avendoci perso tutta la sera, la mattina dopo amica Frap riparte lasciandomi il compito di finirlo.
Credendomi furba avevo IMBASTITO il cappello. Parola forte imbastire, che non deriva da imbestialire, ma deriva dalle mille prove vestito che mi faceva la nonna. "Ti ho imbastito il vestito, vieni a provarlo"
Che quando ero piccola e me lo diceva la mamma tipo "Andiamo dalla nonna, che devi provare il vestito che ti ha imbastito" avevo sempre un po' di paura. Chi era sto Imbastito? O cos'era?
Considerando che ho sempre avuto paura di E.T., fatevi i vostri conti di quanto ero terrorizzata.

Tornando a noi, ho imbastito il cappello, e mentre lo cucivo me lo provavo. Chiaramente la differenza tra IMBASTIRE e CUCIRE sta tutta li nelle parole: imbastendo, il mio cappello era bellissimo. Cucendo e' diventato un obbrobrio.
Pero' me ne sono fregata, pensando o perlomeno SPERANDO, che il cappello si sistemasse da solo. Alcune parti erano piu' fitte delle altre, alcune avevano la maglia cosi' larga che mi usciva un orecchio. Ma io imperterrita ho continuato e ci ho messo anche i bottoni, che dovevano essere i semini.

Il risultato lo potete vedere in questa foto, l'unica col cappello che abbia mai fatto.
Il cappello infatti, era troppo piccolo per la mia testa e lasciava scoperte le orecchie a tal punto che per usarlo dovevo metterne un'altro sotto.
Giusto per sembrare sempre piu' faiga, due cappelli, di cui uno a fragola.
E tralasciamo pe favore, il maglione colore cacca, lo stendino e quell'orribile maglia a pois.

venerdì 11 gennaio 2013

Ci eravamo tanto amati: Centrinevolmente parlando.

Che poi, prima o poi vi sparero' il Fail da te col centrino sia fatto in carta, sia come solo mia nonna sa fare.
Fatto sta che la passione del centrino, al secolo ormai denominato il Cut-out col laser, e' imperversata per il lungo e il largo nell'anno che e' finito giusto 11 giorni fa.
Da non confondere col pizzo bianco, il centrino e' fatto all'uncinetto, ma anche e soprattutto, tagliando le parti in negativo, come si faceva da bambini col foglio tagliato rotondo, piegato, ripiegato e tagliato.
Come vi ho appena detto, arrivera' il giorno in cui lo rifaro'.

Da Carven per la scorsa collezione invernale ci hanno dato dentro in questo bellissimo vestito, che e' stato perfino copiato in malo modo da Promod.
Ora so che ho detto una parola crimine contro l'umanita', visto che sembra che nessuno mai sappia cosa sia: Promod cosa?Chi?Dove?
Ma io lo so, che tutte voi sapete che quel posto esiste. E che si, certe volte ci fanno anche le cose carine. Certe volte.

Fatto sta che siccome era cosi' malfatta la copia, io non l'ho mica trovata la foto. Ve la posso descrivere come un vestito a trapezio in camoscio con l'amico laser cut-out aka centrino, sul davanti. Da rabbrividre, soprattutto quando c'e' gente che se lo compra.
Allora o ti compri il Carven, o nulla.

Solo cosi', il centrino puo' funzionare. Grazie Carven.

Se invece, voi care arzille signore di mezza eta', che volete il vestito Promod che per voi, mie care e' corto e vi mette in vista le gamb(ott)e, consiglio il restyling casalingo con il marmo centrinato della Patricia Urquiola per Budri.


E guai, se vi vedo in giro con la copia Promoidesca, potreste finire su questo post. E io non parlo di fashion street style, ma di osceno street style.

mercoledì 9 gennaio 2013

Faildate: Il ritorno.

Strano a dirsi, sono scomparsa ma non tanto perche' fossi in vacanza.
Ho passato il primo Natale lontano da casa, e a me di far la figa a cui le va bene star lontano a Natale non mi va.
Nonostante siano venuti in simultanea e in ordine: i genitori del valoroso uomo, i miei genitori piu' il fratello e la ragazza del fratello, a me questo Natale non e' manco sembrato Natale.
Nonostante il cibo casereccio, non ho mangiato tanto.
Nonostante fosse Natale, e la nonna mi avesse mandato su una teglia gigante di pasticcio di carne come solo lei sa fare, io si, non lo dico con orgoglio ma con pudore, sono dimagrita.
Si stava bene, eravamo assieme, soprattutto si stava bene quando mia madre mi ha consegnato 45 regali diversi (le sono davvero mancata!)ma mancava qualcosa.
Ho ricevuto regali fatti a mano, di nonne fiere e orgogliose dei loro veri Fai da te.
E quindi insomma, mi ci e' venuta la crisi del Fail.
Perche', con questa tradizione famigliare che parte dalle nonne e dai nonni passa mia madre, arriva a mio padre (eh si) e si dirige verso mio fratello, io devo essere l'unica mai degnata ne' toccata dalla facile manualita'?

Beh, ve lo spiego io il perche'.
Perche', tutte le cose che voglio provare a fare io sono state fatte da dei BUGIARDI.
Cosa che se segnalassi all'amico Pinterest tutte le cazzate che la gente gli carica sopra, quest'ultimo per prima cosa si scuserebbe con me e poi autodistruggerebbe i profili di suddetti FURBETTI.
Prendiamo a caso un esempio. Toh, il facilissimo fail da te di questa settimana.




Cosa vedete voi in questa foto?
Io vedo dei semplici sotto bicchieri in sughero, che vengono colorati grazie a un pennarello bianco. Viene specificato che e' un pennarello per scrivere sulle superifici metalliche.
Siccome ho fatto circa 6 mesi fa un Faildate che non vi ho ancora presentato perche' ormai si e' autodistrutto, avevo esattamente il pennarello che faceva al caso mio.
Ho cercato di riprodurre con grande serenita' (o seriiiiinita', per chi di voi ancora soffre per la fine dell'amata GossipGirl) i pochi piccoli e semplici step per fare questa bella creazione.


Di gia' io i sottobicchieri non li uso. Se mia madre e' stata spinta a inviarmi un pacco con sotttopentola, presine, portatovaglioli e tovagliette americane, capite che io, nonostante sia un'appasionata di interior design o gli stracavoli loro, meno dita muovo in casa meglio e'. Non sono la sola, visto che con il valoroso uomo vige la regola: "Se tiri fuori qualcosa dal cassetto e la lasci sulla tavola, essa restera' li' per l'eternita'" 
La controprova, come avevo gia' predetto, e' il calendario dell'avvento, ancora intatto e appeso alla porta per l'eternita'.

Tornando a noi, mi sono procurata i materiali aka: pennarello e sottopentola in sughero.
Inizia quindi l'avventura.
Contavo di metterci poco, molto poco. Quindi ieri mattina, mi ci sono messa.



Nessuno ti dice pero', che il sughero NON ACCETTA cosi' facilmente di essere disegnato. Dopo 4 passaggi e 5 INTERMINABILI minuti, il risultato e' stato questo.


Mentre la punta del mio pennarello e' stata rovinata PER SEMPRE. E nessuno mi rimborsa i 3 euro che ci ho speso.
Come al solito le mie capacita' fotografiche sono al limite della disperazione. Come il mio pigiama a cuoricini.

                       

Dopo grand insulti, non mi sono fatta scoraggiare e consolandomi con l'amica Nutella ho pensato bene di utilizzare la tempera bianca. L'unico pennello che ho trovato era in condizioni pietose, come potete vedere dalla foto.
Avevo bisogno di un pennello sottile, ma con questo ho cercato di arrangiarmi.
D'altronde, se per ogni Faildate mi compro i pennelli fighi e costosi, non mi resta nulla per fare dello sano e vero shopping.

                                 

Con il pennello la situazione e' leggermente migliorata, nonostante con la punta spuntata che si ritrovava trovavo abbastanza difficile creare delle linee. Ho pensato perfino di utilizzare il mio amato pennello per l'ombretto ma poi ho desistito: lui, che e' diventato il mio fedele amico per rendermi FIGA in modo assurdo, non poteva essere utilizzato per simili miserie.


Il problema si e' presentato quando due ore dopo mi sono accorta che ops, DOVEVO andare al lavoro. No ma mi dicono dalla regia, che questo Faildate e' rapidissimo da fare.
Come no.


Cosi' rapido che quando sono tornata a casa, invece di far da mangiare mi sono messa a finire il tutto se no io mi conosco, avrei mollato tutto li'. E ciao ciao Faildate.
Sono passata ai pois, che come vedete, solo con me la sequenza non logica e non a caso sembra davvero cosi'. E allora ho avuto una piccola epifania filosofica, una piccola riflessione.
Ma i pois, non dovrebbero essere disegnati a caso sulle superfici? Insomma sono PUNTINI alla fine, perche' diavolo devono seguire una logica? 

                               
La risposta la potete vedere qui sopra, con il risultato finale di tutti 'sti puntini che a guardarli mettono la nausea, manco fosse un'immagine distorta. (ciao forbice rossa onnipresente)

Finiti i pois, ovvero passato il livello intermedio di difficolta', mi sono avventurata sul pseudo centrino. E siccome non sono Giotto e l'ultimo compasso che ho posseduto e' stato smarrito nel caos primordiale della mia vita adolescenziale (che poi che me ne faccio di un compasso, non so), ho utilizzato una scatoletta rotonda,poi ho disegnato i petali come alle margherite che i bambini disegnano meglio e poi gli ho dato il tocco finale dei puntini (e daje che ci risiamo).


Ed ecco il risultato finale, un mix tra ridicolo, malfatto(tutto attaccato) e molto impegno.
Prego solo che il colore tenga. Perche' visto che i bugiardi ti dicono che il pennarello FUNZIONA, non so bene come faremo con le pentole.
Ma tanto, noi manco li usiamo. (scusa mamma)





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